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venerdì 27 aprile 2018

Personaggi

15/04/2018 09:53

Oreste Salomone, eroe italiano pluridecorato

Dal blog 'I segreti della storia', il ritratto del primo Aviatore a ricevere la medaglia d'oro

Oreste Salomone, eroe italiano pluridecorato

Il primo conflitto mondiale, quanto ad atti di coraggio ed eroismo, ha offerto numerosi esempi. Tra essi quello del primo aviatore italiano ad essere decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare nel corso della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di Oreste Salomone, nato a Capua nel 1879.

Fin da giovanissimo decise di vestire la divisa del Regio Esercito: aveva infatti appena 18 anni quando si arruolò, venendo assegnato al 76° Reggimento Fanteria Napoli” con il quale, poco prima del congedo, Oreste chiese di restare di servizio effettivo. Ammesso nel 1902 a frequentare l’Accademia di Modena, il giovane Salomone ne uscì con il grado di Sottotenente, passando al 7° Reggimento Fanteria “Cuneo”.

Con lo scoppio della guerra italo-turca per la conquista della Libia, il giovane ufficiale (nel frattempo era stato promosso Tenente) fa domanda per entrare, inizialmente come Osservatore, nel Nucleo Aeronautico di Tripoli: da questo momento in poi la sua storia con le stellette fa un balzo in avanti: rientrato in Italia, tra il 1912 e il 1913 riesce ad ottenere il doppio brevetto di pilota (civile e militare) per poi tornare a prestare servizio tra le sabbie del deserto libico.

In Libia il Tenente Salomone prende parte a numerose azioni di combattimento, riuscendo a meritarsi, tra il plauso di colleghi e superiori, una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: Con intelligente e ponderata audacia, nelle più svariate e sfavorevoli condizioni di navigazione aerea, pilotò per ben 25 volte il proprio aeroplano sul campo di Madmar. Durante i voli fu fatto, quasi sempre, segno a vivissime scariche di fucileria nemica, dalle quali l’apparecchio fu una volta colpito. Tobruk, marzo-agosto 1913”.

Sebbene in quei mesi il conflitto libico fosse ufficialmente concluso, la guerriglia portata avanti dai ribelli rimase viva ancora a lungo, il che richiese uno sforzo non indifferente al neonato corpo aeronautico, in cui Oreste prestava servizio.

Rientrato nuovamente in Italia, Salomone fu inviato in Francia per valutare nuovi velivoli, ma i nuovi venti di guerra richiesero immediatamente una sua presenza presso i reparti di volo del Corpo Aeronautico del Regio Esercito: promosso Capitano, fu dapprima assegnato all’Ottava Squadriglia per poi passare alla Seconda Squadriglia da Ricognizione e Combattimento.

Abilitatosi a volare sui velivoli Neuport-Macchi 10 e sui Caproni Ca.33, al seguito della 1a Squadriglia da Bombardamento prese parte all’ardita azione del 18 febbraio 1916 su Lubiana. L’obiettivo era quello di colpire un’importante città nel cuore dell’Impero Austro-Ungarico (tra l'altro sede del Quartier Generale), nonché compiere un atto di ritorsione dopo i continui raid nemici sulle città di Udine, Venezia, Vicenza, Padova, Monza, Milano, Brescia e Ancona. Si trattava di una missione senza dubbio rischiosa e ardita, vista anche la scarsa manovrabilità dei lenti e pesanti Caproni: nonostante tutto, però, i velivoli decollarono dalle piste di Aviano e della Comina e raggiunsero l’obiettivo.

A quel punto sul velivolo del Capitano Salomone si scatenò l'inferno: intercettato da due Fokker, più veloci e maneggevoli, il Caproni venne attaccato. Nello scontro rimasero uccisi il Tenente Colonnello Alfredo Barbieri e il Capitano Luigi Bailo.

E' in questo frangente che Oreste Salomone, riuscendo a rientrare alla base nonostante le ferite riportate, si merita la massima onorificenza al valore militare, divenendo il primo Aviatore ad essere decorato con la Medaglia d'Oro:Ferito al capo in una lotta aerea, benché il sangue gli offuscasse la vista e il corpo inerte d’uno dei suoi compagni uccisi gli rendesse difficile il governo del velivolo - si legge nella motivazione - rifiutava sdegnosamente di arrendersi alle intimazioni degli aviatori nemici e proseguiva, imperterrito, la lotta, mentre le pallottole di mitragliatrice dell’aeroplano avversario gli grandinavano attorno. Col motore funzionante irregolarmente, manovrando a bassa quota in mezzo alle raffiche di artiglierie antiaeree nemiche, riusciva a discendere in uno dei nostri campi, ove, con sentimento elevatissimo di cameratismo e con profonda coscienza del dovere, si occupava dei compagni e delle bombe inesplose, ancora sospese all’apparecchio. Ajdussina, 18 febbraio 1916”.

Promosso per meriti al grado di Maggiore, Oreste Salomone rischiò di non volare più a causa delle sue condizioni di salute a seguito delle ferite riportate sui cieli di Lubiana: solo dopo la battaglia di Caporetto riuscì infatti a tornare ai comandi di un aereo, venendo al contempo nominato comandante del XIV Gruppo di stanza ad Arquà Petrarca. Il 2 febbraio 1918, mentre rientrava da una missione di bombardamento, a causa della nebbia presente sulla pista dell’aeroporto di Padova, sbagliò la manovra, schiantandosi al suolo. Assieme al Maggiore Oreste Salomone rimasero uccisi in quella circostanza il Tenente Osservatore Mariano D’Ayala Godoy (anch’egli pluridecorato) e il Sergente Pilota Antonio Porta.


CdG