Cerca nel sito:

venerdì 27 aprile 2018

Cultura

14/04/2018 10:46

#Manteniamociforte, un libro per la biblioteca di Amatrice

Editoria e solidarietà

#Manteniamociforte, un libro per la biblioteca di Amatrice

La presentazione ufficiale del volume, Giacovelli editore, nella bella cornice dell'Università Mercatorum di Roma

Lungotevere intasato dal traffico del venerdì pomeriggio non è quanto di meglio ci si possa aspettare, specialmente se sei in ritardo e non vedi l'ora di riabbracciare tanti amici che per lunghi mesi hanno lavorato per la tua terra, con spirito di fratellanza e solidarietà.

Arrivo in ritardo all'Università Mercatorum, splendida cornice per questa giornata speciale: del resto sono partita da Amatrice appena ho potuto... la strada è lunga e anche abbastanza scomoda, con i continui e infiniti lavori sulla via Salaria che non agevolano certo la viabilità nei pressi di un territorio che di problemi ne ha già tanti per conto suo.

Ho lasciato Amatrice con dispiacere, come sempre. Ma il pensiero di rivedere i nuovi amici della mia terra mi consola e mi fa sorridere un po'. Arrivo quando l'evento è già cominciato: 58 autori che hanno  un fine in comune, la ricostruzione della biblioteca di Amatrice.

Al microfono c'è Deiana: "Il futuro è anche dentro questo libro - dice-, esso in questo momento ha la finalità di ricostruire la biblioteca di Amatrice, ma deve rappresentare anche per noi un faro, non è solo un libro ma una piattaforma per ciascuno di noi, costruita da ciascuno di noi". 

Prende poi la parola Stefano Cianciotta: "A L’Aquila l’associazione Jemmo 'nnanzi dopo il disastro si mise subito al lavoro per tentare di ricreare le condizioni di rinascere, questo gruppo in questi anni ha fatto tantissime cose, anche piccole che però significavano il senso di identità verso una terra che era completamente distrutta. Le mura medievali dell’Aquila le abbiamo scoperte dopo i crolli dei palazzi costruiti negli anni settanta. La tragedia, per carità... ma quelle mura oggi sono tornate a essere parte integrante del tessuto culturale della città e sono ora curate proprio da quell'associazione. Il terremoto ha fatto tanti lutti e ha costituito una grande tragedia, ma ha anche restituito un patrimonio alla città, che oggi è diventato conoscenza di tutti. E noi, senza Amatrice, non ci saremmo mai conosciuti". Parole che mi fanno riflettere.

Poi ascolto Riccardo Alemanno, che tanto ha aiutato la mia Amatrice anche fornendoci il suo prezioso supporto professionale: “Saranno le mie origini contadine -dice -, ma mi piacerebbe che questo tipo di solidarietà non fosse solo frutto di tragedia. Nella quotidianità ciascuno, con i propri limiti, deve provare a fare qualcosa al meglio delle proprie capacità".

Gli interventi si susseguono, sento Paolo Righi dire qualcosa di importante: "Mi viene in mente una parola sola: dimenticanza. Perché questo è un paese che dimentica. Quando c’è l’evento tragico siamo solidali con tutti. Per due giorni. Poi ci dimentichiamo. E la dimenticanza porta a ripercussioni serie, perché se in questo paese a ogni evento tragico si nomina un commissario speciale significa che ci siamo dimenticati degli errori di prima. Per esempio la burocrazia che non si riesce a snellire. Un paese che dimentica non riesce a costruire, è come ripartire sempre da zero".

Abbraccio Roberto De Donno, che ci dice "alziamoci e usciamo da qui senza dimenticare e ricordando ogni giorno ciò che in questi mesi abbiamo fatto: dobbiamo far sentire a tutti, fuori di qui, quanto amiamo Amatrice e gli amatriciani".

Riesco a sentire l'intervento della curatrice Giulia Reina e quello dell'editore, il giovanissimo Paolo Giacovelli: "Spesso noi giovani abbiamo davanti agli occhi modelli negativi, oggi invece vedo qui solo tanti modelli positivi. Posso parlare di famiglia, perché mi sento in famiglia, e posso parlare di una storia d’amore, che è il progetto che ci unisce per la biblioteca di Amatrice. La solidarietà deve essere uno stile di vita, una filosofia, non una cosa occasionale".

Quanto a me, posso solo dire grazie a ciascuno di loro, anche a quelli di cui non ho potuto ascoltare l'intervento, anche a quanti non conosco ma hanno contribuito in ogni modo a restituire un sorriso alla mia gente. E posso dire le stesse parole con cui ho concluso il mio intervento in questa serata: non molleremo mai, lo dobbiamo anche a voi che non dimenticate. Grazie.

Emma Moriconi