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mercoledì 23 maggio 2018

Fumetti

14/01/2018 16:35

Avventure di una vita al fronte

L'albo di Ferrogallico dedicato ad Almerigo Grilz, con la prefazione di Toni Capuozzo

Avventure di una vita al fronte

In giro per il mondo a raccontar la storia...in Iran e in Cambogia, in Libano, in Angola. Avevi tanti appunti, però una vita sola. Coraggio quanto serve e stoffa da cronista, ma non ti han perdonato quegli anni da fascista. E allora niente fiori, niente telegiornale, sei solo un camerata a cui è andata male”. Questi versi il gruppo milanese di musica identitaria Ddt li ha dedicati ad Almerigo Grilz, prima dirigente del Fronte della Gioventù di Trieste e del Movimento Sociale Italiano e poi coraggioso giornalista, morto il 19 maggio 1987 in Mozambico, dove si era recato per documentare la guerra civile in corso nel Paese. E' il primo giornalista italiano a restare ucciso su un campo di battaglia dalla fine della Seconda guerra mondiale.

La storia di Almerigo è fatta dunque di militanza politica appassionata ed intensa e di altrettanto appassionata dedizione alla professione giornalistica che, dopo aver fondato nel 1983 insieme a Gian Micalessin e Fausto Biloslavo l'agenzia di stampa Albatross, divenne la sua ragione di vita. E anche purtroppo, la causa della sua morte. Una morte volutamente trascurata dai media dell'epoca, che a causa della sua appartenenza politica, hanno addirittura in alcuni casi riferito la notizia parlando di lui come di un “mercenario” finito male.

Almerigo però era molto altro. Basta, per capirlo, leggere di lui o sentirne raccontare dai colleghi con cui ha lavorato. Per chi vuole accostarsi alla sua storia, inoltre, la casa Editrice Ferrogallico ha anche recentemente pubblicato una bellissima graphic novel intitolata “Almerigo Grilz. Avventure di una vita al fronte”. Si tratta di una biografia per immagini la cui sceneggiatura, “frutto di un lungo e complesso lavoro di ricostruzione”, è stata scritta da amici e camerati del per sempre giovane triestino ed illustrata da Francesco Bisaro. La passione di Grilz “per i reportage e il suo impegno politico - si legge nella quarta di copertina - rivivono in questa pubblicazione, tributo a un grande giornalista. La sua vita avventurosa, dalla militanza politica giovanile nel Fronte della Gioventù all’attività di reporter su molteplici fronti di guerra (dall’invasione israeliana del Libano nel 1982 alla Cambogia nel 1984, dalla guerra etnica in Birmania al conflitto tra Iran e Iraq nel 1985), viene raccontata per immagini in un albo basato rigorosamente sul materiale storico, sulla documentazione, sulle testimonianze, sui ricordi e sui consigli” di chi ha conosciuto Almerigo.

Toni Capuozzo, che pure negli anni Settanta ha militato sul fronte opposto, con la correttezza professionale ed umana che lo contraddistingue, nella prefazione al volume di Ferrogallico, scrive: “Trent'anni di silenzio? No. E' stato peggio: trent'anni all'indice, fuori dall'elenco dei giornalisti uccisi sui fronti di guerra, fuori dalle lapidi, in un apartheid dei lutti. Da una parte le vittime politicamente corrette”, con “premi loro intitolati, Fondazioni, penne intinte nella retorica da parte dei colleghi. Dall'altra il reprobo, da scansare”. Perché era un fascista. Un “dannato” dedicatosi ad un “giornalismo tanto più vero del giornalismo che oggi ci assedia di pettegolezzi e indiscrezioni” scrive ancora Capuozzo. “Uno che preferì andare dove si combatteva piuttosto che sedersi in qualche redazione. Uno che non si chiese se il giornalismo dovesse essere di sinistra o di destra: raccontava i fatti, le battaglie, anche se in quel suo rigore morale, in quel suo vagabondare inquieto, si leggono bene ideali non rinnegati. Uno così è scomodo: non nobilita i sopravvissuti. E la sua esistenza, oltre che la sua fine, suonano quasi come un rimprovero”.

Ed è forse anche da questo che dipende la “damnatio memoriae” di cui Almerigo è stato vittima, rotta grazie a tutti coloro che invece, conoscendolo umanamente e professionalmente, lo hanno sempre ricordato. In primis Biloslavo e Micalessin, suoi colleghi ed amici che ne hanno seguito le orme, divenendo affermati e impeccabili inviati di guerra. Nel loro scritto conclusivo dell'albo, arricchito peraltro da una galleria di fotografie realizzate da Almerigo, ne ricordano il percorso, gli aspetti caratteriali, l'impegno politico “anti-retorico e anti-nostalgico”. E ancora la curiosità e la voglia di capire, scevra da ideologie e “testimoniata dai filmati, dalle foto, dai disegni che lui, fin da ragazzino, girava, scattava, riempiva e ordinava”. Elementi questi che costituiscono, nel loro multiforme complesso, l'eredità lasciata da Almerigo non solo a Biloslavo e Micalessin ma a tutti coloro che, anche grazie a loro, oggi si sforzano, per quanto possibile, di seguire le tracce e l'esempio di un mai dimenticato reporter triestino in rayban.

Cristina Di Giorgi