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venerdì 15 dicembre 2017

Storia

10/10/2017 16:12

Le carte tra le macerie, perché la memoria conta

Domenica scorsa a Rieti l'inaugurazione della mostra che racconta i recuperi dopo i terremoti nel reatino

Le carte tra le macerie, perché la memoria conta

Lorenzetti: "Siamo impazienti di restituire ad Amatrice i suoi documenti, affinché le generazioni future possano conoscere le vicende della loro terra"

Il recupero degli Archivi storici della Provincia di Rieti nel terremoto di Amatrice-Accumoli: è "Le carte tra le macerie", la mostra inaugurata domenica scorsa all'Archivio di Stato di Rieti, realizzata per raccontare la sorte dei documenti provenienti dagli Archivi dei Comuni devastati dal sisma. Un'iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla Direzione Generali per gli Archivi, , dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, Chiesa di Rieti e Archivio di Stato di Rieti. L'esposizione, a cura di Roberto Lorenzetti e Mauro Tosti Croce, è stata presentata a Rieti, presso la sede dell'Archivio di Stato, domenica scorsa. Insieme al direttore dell'Archivio Roberto Lorenzetti erano presenti il prefetto Fabio Carapezza Guttuso, responsabile nazionale dell'unità di crisi del Mibact, l'Ing. Paolo Iannelli, Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma, il Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Fabrizio Parrulli, il Direttore dell'istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario Maria Letizia Sebastiani, il Soprintendente archivistico e bibliografico del Lazio Mauro Tosti Croce.

Era il 2 settembre del 2016, quando venne recuperato l'archivio storico comunale di Amatrice. Appena una settimana dopo il catastrofico evento del 24 agosto. Un tempismo eccezionale, necessario come è evidente, viste le successive scosse che per mesi hanno continuato a mettere a repentaglio gli edifici delle città colpite dalla devastazione della natura. Ad Accumoli il recupero dell'Archivio storico comunale è avvenuto il 9 settembre, mentre l'Archivio Strampelli è stato portato al sicuro il 9 dicembre, anche le sue lastre fotografiche di vetro sono state recuperate e messe in salvo. Poi ci sono i numerosi archivi parrocchiali, un vero tesoro. Sono stati recuperati, nei primi mesi dopo il sisma del 24 agosto, quelli delle chiese di Sant'Agostino, Varoni, Scai, San Benedetto, Configno, Cornillo, Roccapassa, San Sebastiano, San Giorgio, Santa Maria delle Grazie, Cornillo Nuovo, Moletano, Bagnolo. Di documenti importantissimi ve ne sono molti, tra questi merita di essere menzionato certamente il recupero del Libro dei Morti dell'anno 1703, tristemente noto nel territorio per essere stato l'anno di un terremoto devastante che colpì il territorio aquilano e reatino, e che ebbe un tragico bilancio: oltre diecimila morti. Altri recuperi di rilievo sono stati quello dell'Archivio Don Minozzi, avvenuto ad Amatrice il 6 febbraio 2017, in condizioni peraltro di notevole rischio, visto lo stato degli immobili. Per questa ragione il recupero è stato parziale: si provvederà a completare il lavoro, probabilmente, in fase di demolizione controllata di ciò che resta del bel complesso don Minozzi di Amatrice. Importante il contributo dato dal progetto di alternanza scuola-lavoro: gli studenti hanno partecipato infatti a un corso conoscitivo sull'Archivio di Stato che poi hanno potuto approfondire nel corso di specifici gruppi di lavoro. L'apporto dei ragazzi è stato importante, essendo stati impegnati poi in attività pratiche di movimentazione degli archivi recuperati e nella fabbricazione di contenitori. Migliaia i contenitori realizzati presso l'Archivio di Stato di Rieti e poi inviati nelle regioni colpite dai terremoti. Il direttore Lorenzetti ha fatto di tutto per trovare spazio, nelle stanze dell'Archivio, affinché tutto cil che nel tempo veniva recuperato avesse un luogo dove essere sistemato al sicuro. Scaffali ovunque, persino sui ballatoi. Gli Archivi parrocchiali sono stati poi riconsegnati alla Curia Vescovile di Rieti, dopo essere stati ricondizionati in faldoni realizzati nel laboratorio di cartotecnica dell'Archivio di Stato di Rieti, che dopo il sisma del 24 agosto aveva sospeso le lavorazioni per gli altri archivi italiani per mettersi a disposizione di quelli appartenenti alle quattro regioni colpite dal terremoto. È stato inoltre avviato anche il restauro di alcuni documenti deteriorati dal tempo. "Siamo impazienti - ha detto tra le altre cose il direttore Lorenzetti - di restituire ad Amatrice i suoi documenti, affinché le generazioni future possano conoscere la storia della loro terra".

 

Amatrice attende la ricostruzione anche per riportare a casa i suoi tesori, momentaneamente ospitati altrove

Squarci di storia nostra

C'è la cronaca. Poi ci sono i sentimenti, gli affetti familiari che giacciono in una teca, che suggeriscono un misto di orgoglio e dolore

C'è la cronaca di un fatto avvenuto: la mostra, presentata all'Archivio di Stato di Rieti. E poi ci sono i sentimenti, gli affetti familiari che vengono esposti, affinché resti traccia, anche pubblica, di ciò che è stata la nostra storia. C'è la cronaca di un fatto avvenuto, poi c'è l'orgoglio di appartenere a una terra e il dolore per quanto si è perduto. Ma anche un po' di commozione per ciò che è stato ritrovato, salvato, estratto dalle macerie, conservato, tutelato, preparato per essere riconsegnato appena possibile. Il 2 settembre, durante il recupero dell'Archivio comunale di Amatrice, non c'ero. Ero persa nel dolore e nel frastuono dei sentimenti che mi assalivano con violenza non lasciandomi neppure il rimedio del sonno riparatore. Il 2 settembre all'archivio non pensavo affatto. Avevo altri dolori a cui dedicare le mie lacrime e le ore insonni delle notti che non finivano mai. Per fortuna qualcuno ci ha pensato, però. Quando andai a vedere, dopo qualche settimana, nella stanza al seminterrato del Convento delle Suore, trovai gli scaffali vuoti. Qualcuno mi disse che l'archivio era stato già portato al sicuro. Fu una consolazione. Ma il 6 febbraio, durante il recupero dell'Archivio Don Minozzi, c'ero. E ho visto le condizioni in cui hanno dovuto lavorare le persone impegnate in quell'impresa. I locali del Don Minozzi erano fortemente lesionati, avevano subito non solo il sisma del 24 agosto ma anche quelle orribili di ottobre, e poi quelle di gennaio. Tremavo mentre i Vigili del Fuoco e i Carabinieri del Nucleo Tutela facevano avanti e indietro, trasbordando i documenti e i libri fino alle finestre e poi dalle finestre, con l'ausilio di un mezzo meccanico, li posizionavano sui camion che avrebbero poi lasciato Amatrice per raggiungere l'Archivio di Stato di Rieti. Il direttore Lorenzetti deve aver compreso lo stato d'animo di chi, in quel momento, vedeva la storia della sua terra andare via. Deve aver compreso che gli occhi lucidi dipendevano dal fatto che non sapevamo quando, quelle cose nostre, sarebbero tornate a casa, ad Amatrice. Forse per questo la prima cosa che mi disse fu: "Siamo già impazienti di riconsegnarvi tutto...". Vidi i camion andar via, carichi di storie familiari nostre, di testimonianze della vita della mia terra, carichi del nostro dolore nel vederli partire e andare lontano. Rieti è la nostra provincia, dista appena un'ora da Amatrice, eppure ci sembrò così lontano... Rivederli, seppure in piccola parte, esposti lì, nelle teche dell'Archivio di Stato di Rieti, è stata una consolazione, come lo è stato il sapere che ora quei pezzi di vita nostra erano ormai al sicuro. Ma è stato anche un dolore e insieme una nostalgia struggente di un tempo che è stato e che non tornerà più. Il tempo della Amatrice che era e che non sarà mai più la stessa. Sarà finalmente una città sicura, certo... ma sarà diversa. Inevitabilmente. Ecco perché tutto ciò che appartiene alla nostra vita deve tornare presto a casa. Perché tra quelle carte recuperate tra le macerie c'è la vita delle nostre famiglie, della nostra amata terra, di chi è venuto prima di noi e ci ha lasciato testimonianze alle quali non possiamo e non dobbiamo rinunciare, per nessuna ragione al mondo. Ecco perché tra le tante parole, tutte toccanti, tutte interessanti, tutte importanti, che ho sentito domenica scorsa a Rieti, la frase che continua a risuonarmi nella mente è quella che Lorenzetti mi disse il 6 febbraio davanti alle rovine del Don Minozzi e che ha ripetuto domenica scorsa davanti al folto pubblico presente all'Archivio di Stato di Rieti: "Siamo impazienti di restituirvi tutto...". Amatrice è impaziente di aprire le sue braccia alla sua storia, alla sua vita, alle testimonianze del nostro passato che sono le fondamenta sicure su cui fissare il nostro futuro. Il presente è un limbo durante il quale quelle testimonianze sono ospitate, curate, tutelate a Rieti. Grazie a tutte le persone di buona volontà.

 

Emma Moriconi