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martedì 21 novembre 2017

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16/07/2017 13:00

Asmara diventa eredità (fascista) del mondo

L'Unesco inserisce la 'Piccola Roma' tra i siti 'patrimonio dell'umanità'

Asmara diventa eredità (fascista) del mondo

I Cinema Impero (mirabile esempio di art decò realizzato da Mario Messina nel 1937), Roma, Augustus, Odeon. E ancora la Farmacia Centrale, l'Albergo Italia, i bar Centro, Moderno, Venezia, Zilli. Gli edifici religiosi - splendida la cattedrale cattolica in stile romanico, ma anche quella ortodossa, la sinagoga e la grande moschea cittadina, con la cupola centrale in cemento e vetro - e quelli civili, tra cui il Palazzo del governo, la piscina Mingardi, il Teatro con portico in stile rinascimentale e interno liberty affrescato da Saverio Fresa, la stazione di servizio “Fiat Tagliero” - chiamata “astronave coloniale” - progettata nel 1938 da Giuseppe Pettazzi, con tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare, che è diventata il simbolo della città. Senza contare case, ville immerse nel verde, strade e altre opere di urbanizzazione ed arte.

Tutto questo è Asmara, capitale dell'Eritrea. Che è recentemente stata dichiarata “patrimonio dell'umanità” ed “eredità mondiale” dall'Unesco (l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), con la motivazione che la città costituisce “un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista”. Un riconoscimento prestigioso che è anche e forse soprattutto un premio agli architetti italiani artefici, dalla fine dell'Ottocento in poi ma soprattutto ne Ventennio, di quella che fu ribattezzata “piccola Roma”, perla coloniale dell'Impero Fascista.

Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi delegata presso l’Unesco, ha commentato il riconoscimento dicendo che “è il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto. Una vittoria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione”.

Verrebbe da dire “soprattutto” grazie all'impronta coloniale, per lo meno nell'accezione positiva data alla stessa dall'estro nostrano. Perché quel che è ora la capitale dell'Eritrea lo si deve soprattutto agli ingegneri italiani, che dal 1888 in poi (quando giunsero sul posto al seguito del generale Antonio Baldissera), con particolare intensità e fermento durante il Ventennio, trasformarono un conglomerato di villaggi in qualcosa che è ora stato riconosciuto come “patrimonio dell'umanità”.

Nonostante la lunga e sanguinosa guerra di indipendenza dall'Etiopia (1961 – 1991), la città ha resistito intatta. E si è inseguito allargata anche strutturalmente parlando seppure – lo disse tempo fa il sindaco della città al Corsera - “purtroppo non ci sono più i geometri e i capimastri italiani”, la cui creatività è dunque ancora rimpianta.

Al governo eritreo va dunque senz'altro attribuito il grande merito, dopo aver raggiunto l'indipendenza, di aver salvaguardato e valorizzato le opere risalenti al periodo della dominazione italiana, ritenendole un'eredità importante anche dal punto di vista simbolico. Quasi tutte le costruzioni coloniali di Asmara sono infatti ancora in piedi, visitabili ed apprezzabili da tutti: il quotidiano britannico Guardian ha definito la città “un parco giochi di architettura futurista” e l'architetto eritreo Naigzy Gebremedhin, coordinatore del Progetto Beni Culturali, ha riferito di “400 edifici italiani” ben conservati. E divenuti “eredità mondiale”. Con buona pace di coloro che, nel luogo dove tutto questo ha avuto idealmente origine, vorrebbero invece abbattere, distruggere e cancellare vestigia di cui, invece, bisognerebbe andare orgogliosi.

 

 



Cristina Di Giorgi

Commenti 

2

17/07/2017 14:39

Postato da Antero

... e ne saremo sempre orgogliosi ! saluto al DUCE !

1

17/07/2017 14:27

Postato da Antero

... e sempre ne saremo orgogliosi ! Saluto al DUCE !