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martedì 25 luglio 2017

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19/03/2017 16:14

L'Oriente negli scritti di Julius Evola

La raccolta di scritti del filosofo romano ripubblicata nella collana 'I libri del Borghese'

L'Oriente negli scritti di Julius Evola

Si intitola “Fascismo, Giappone, Zen” la raccolta di scritti che la Fondazione Julius Evola ha deciso di rieditare nella collana “I libri del Borghese” (Ed. Pagine 2016). Curata da Riccardo Rosati, la pubblicazione comprende una serie di saggi ed articoli del Barone datati tra il 1927 e il 1975 aventi ad oggetto l'Oriente ed i rapporti di questo con la civiltà occidentale. Rapporti in cui il filosofo romano si addentra, sia dal punto di vista metodologico sia sotto l'aspetto delle multiformi caratteristiche delle due tradizioni, come suo solito in modo estremamente approfondito. E con una capacità di intuire l'essenza di ogni argomento che rende i suoi elaborati degni di analisi e di studio anche a livello accademico (nonostante quest'ambito sia stato quasi sempre aprioristicamente e pregiudizialmente precluso al Barone).

Secondo Evola Occidente ed Oriente (quest'ultimo tutt'altro che da temere in quanto “culla dell'antifascismo”) sono uniti da un legame profondo, frutto di una “arcaica e comune nobiltà spirituale”. Partendo da tale presupposto, il Barone considera l'Oriente – che almeno in parte è riuscito a mantenersi tradizionalmente puro – come “uno specchio per stigmatizzare il decadimento occidentale”. Un decadimento che però presuppone vi siano stati, in passato, “momenti di purezza. Ragion per cui l'esempio asiatico diventa uno stimolo a ritrovare la Tradizione occidentale” scrive Riccardo Rosati nell'introduzione al volume. E dunque “stima per la primitiva purezza dell'antico Oriente” (di cui si condanna il tentativo di “corruzione” e sfruttamento da parte dei Paesi occidentali “secolarizzati, socialisti e tecnocrati”), da ritrovare per “opporsi all'imperante oppressione dell'epoca oscura”.

Il filo conduttore di questa raccolta è dunque questo: ricerca, in profondità, di ciò che di essenziale presenta l'Oriente per stimolare l'Occidente a riscoprire valori e principi perduti, onde non restare in balia della allora (e purtroppo sotto molti aspetti anche oggi) predominante deriva decadente, figlia in primo luogo di materialismo e assenza di spiritualità. Non moda dunque, come appare quella diffusa oggigiorno verso tutto o quasi ciò che è (o appare) anche solo superficialmente esotico e “orientale”, ma reale interesse verso nuclei tradizionali comuni ai due mondi.

Senza illustrare troppo nel dettaglio gli argomenti specificamente affrontati – vale la pena infatti, per il lettore appassionato e curioso, apprenderne le sfumature direttamente dalle parole dell'autore – è interessante comunque indicare in questa sede qualche spunto particolare.

Come l'analisi del “rapporto per nulla conflittuale tra l'ideologia fascista e la tradizione orientale”. Evola infatti “individua nel fascismo – scrive ancora Rosati – un fondamentale contributo di 'mediazione' con i popoli asiatici, all'insegna di una riscoperta della loro Tradizione, grazie ad una auspicabile rinata 'romanità' che può consentire di comprenderli”. Ecco anche perché in coda alla raccolta sono stati inseriti due scritti di Benito Mussolini (poco noti ed estremamente interessanti): uno è l'intervento del Duce in Campidoglio per l'inaugurazione del primo convegno studentesco asiatico nel 1933 e l'altro è un articolo scritto nel 1934 per l'agenzia americana Universal Service.

Oppure, ancora, come il percorso che Evola traccia nel mondo del Buddismo e della filosofia zen, in cui il Barone individua un “sistema completo di ascesi cosciente”, un “raggiungimento del sapere attraverso un percorso” personale “costantemente controllato”. In questa sua analisi tra l'altro – ed è un elemento particolarmente suggestivo - Evola associa spesso “i concetti base della dottrina buddista originaria sia alle regole morali della cavalleria medievale occidentale, sia al mondo romano”. Non mancano, inoltre, approfondimenti sulla “dottrina nipponica dell'impero”, sulla “religione dei samurai” e sulla via degli antichi guerrieri, sui “labirinti dello spirito cinese”.

Tracce dunque. Utili ad unire ricerca spirituale e concretezza politica che, insieme, forniscono una visione unica ed organica dell'esistenza. In Oriente come in Occidente. Nel passato come nell'oggi. E, si spera, anche nel domani.

 

 

Cristina Di Giorgi