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lunedì 24 luglio 2017

Giappone

20/03/2017 13:05

Il Telefono del vento

Poesia, natura e commozione, ricordando le vittime dello tsunami del 2011

Il Telefono del vento

Si è in questi giorni commemorato il senso anniversario della tragedia che, nel 2011, ha visto il sisma e il conseguente tsunami spazzare via interi villaggi della costa settentrionale del Giappone e con essi le migliaia di persone che li abitavano. In quella regione, sulla collina che sorge nei pressi di Otsuchi (uno dei centri abitati annientati dalla catastrofe naturale), c'è una cabina molto particolare, chiamata il “Telefono del vento”.

L'idea – si legge in rete – è venuta ad Itaru Sasaki, una ragazza che nella tragedia del 2011 ha perso il cugino. “Non potendo più raccontargli i miei pensieri in una normale telefonata, ho deciso che sarebbero stati trasportati dal vento” ha raccontato lei stessa.

La cabina da allora - un luogo magico, immerso nel verde e nella serenità – è diventata un luogo di pellegrinaggio e memoria, dove la gente del posto e non solo (si stima che ad oggi i visitatori siano stati oltre diecimila) si reca per “parlare” con amici e parenti scomparsi, tentando così di affrontare e superare il dolore della perdita.

Qualcuno trascorre qualche momento nella della cabina a vetri, con dentro un telefono senza fili e piange in silenzio. Qualcun altro scrive un pensiero. Altri invece fanno “telefonate impossibili”, immaginando una vera e propria conversazione, come se dall'altra parte del filo ci fosse davvero qualcuno che ascolta i racconti della vita in famiglia o risponde a domande semplici e sentite come “ti manco?” o “fa freddo lì dove sei?”. Parole affidate al vento, sperando che le porti a coloro alle quali sono destinate.

 

 

 



CdG