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venerdì 24 novembre 2017

Religioni

19/03/2017 06:10

Il terzo mistero non ha più segreti

Intervista a Saverio Gaeta, autore di una dettagliata ricostruzione sulle apparizioni di Fatima - Davvero c’è un collegamento con l’attentato di Ali Agca o piuttosto il Papa è ancora nel mirino?

Il terzo mistero non ha più segreti

 

Nel centenario delle apparizioni di Fatima, arriva in libreria “Fatima. Tutta la verità”, scritto da Saverio Gaeta per le Edizioni San Paolo (240 pagine, 15 euro). Si tratta di una vera e propria inchiesta dal taglio discorsivo (Gaeta è caporedattore dei settimanale Credere e Famiglia Cristiana e autore di un’altra sessantina di libri che hanno scavato in personaggi e realtà da Medjugorje a Madre Teresa a Giovanni Paolo II) sulla storia e il messaggio delle apparizioni ai tre pastorelli portoghesi.

Il libro contiene anche l’esclusiva relativa all’ipotesi di un testo scritto da suor Lucia in allegato al cosiddetto “terzo Segreto”, che ne spiegherebbe con chiarezza la visione e la profezia.

Le apparizioni di Fatima furono sei, tra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917, sempre in presenza di Lucia e dei cuginetti pure loro pastorelli Francisco e Jacinta, proclamati beati nel 2000 (anche per suor Lucia è in corso il processo di beatificazione).

Il 13 luglio, in particolare, ci fu la rivelazione di un Segreto diviso in tre parti: le prime due vennero rese note nel 1942, mentre l’ultima è stata comunicata nel 2000, per decisione di Giovanni Paolo II, con un commento dell’allora cardinale Joseph Ratzinger. La prima e la seconda parte del Segreto contengono la spaventosa visione dell’inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la Seconda guerra mondiale e i problemi causati al mondo dalla Russia e dall’ateismo comunista. La terza propone l’immagine delle sofferenze della Chiesa e del Papa, nel quale proprio Giovanni Paolo II. Eppure diversi accenni, fatti in passato da personalità ecclesiastiche che avevano letto integralmente il terzo Segreto, non coincidono con il testo reso pubblico. Da qui l’idea, confermata dallo stesso Saverio Gaeta nell’intervista che segue, che una parte dello scritto di suor Lucia sia stato tenuto riservato, e dunque ulteriormente segreto, per motivi di prudenza.

 Gaeta, perché questo libro dedicato a Fatima?

“Le apparizioni mariane sono una delle cose che più mi affascinano, mi sembrano il modo in cui il Cielo continua ad essere umano: la Vergine viene sulla terra, anche in corpo, non solo in spirito, e così continua a prenderci per mano. Può sembrare un concetto un po’ troppo ‘celeste’, ma io vedo tanta concretezza: quella di una madre che ci avvisa del pericolo. Faccio un esempio: se una mamma dice al suo bambino di non attraversare col semaforo rosso ‘altrimenti ti fai la buina’, è un conto. Ma se dice: ‘Attento, altrimenti le macchine ti spiaccicano come la tua plastilina’, allora è un’immagine più forte. Ma non è dura, perché questo fa capire bene il concetto. Ed è proprio quello che la Madonna fa quando ci mette davanti ai pericoli dei vari conflitti, della guerra nucleare, di un sacco di guai che ci sono per il mondo. Lo fa come madre, non per agitare uno spauracchio”.

D’accordo, ma Fatima come si collega a tutto questo?

“Sono riandato a quel 13 maggio del 2010 quando Benedetto XVI, nel corso della sua visita pastorale in Portogallo, disse “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”. Ma dieci anni prima, quando da cardinale Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede presentò il terzo segreto, disse esattamente l’opposto. Allora ho cercato di capire meglio, ho iniziato a studiare tutto quello che c’è su Fatima, a consultare i vari testi. E penso di aver scritto una sintesi appropriata, mettendo nero su bianco tutto quello che è accaduto e ricollocando i vari tasselli al posto giusto”.

E in effetti il libro – ma questo lo lasciamo scoprire ai lettori – aggiunge particolari inediti sull’ipotesi di una parte del terzo segreto non ancora svelata, così come sulla consacrazione alla Russia, richiesta dalla Madonna ai pastorelli ma che forse non è avvenuta mai compiutamente. E intanto Papa Francesco tra due mesi andrà a Fatina: sarà quello il momento giusto per dire una parola definitiva sulle apparizioni?

“Francesco è imprevedibile, lo sappiamo. Può darsi che decida e dica qualcosa, oppure no. Ma neppure possiamo cercare di interpretare determinate mosse, visto che non ha segretari o persone a lui così vicine da far trasparire qualcosa. Comunica sempre tutto in tempo reale”.

Medjugorje è nota per le conversioni, Lourdes ha un afflato più miracolistico. Fatima, invece, come possiamo inquadrarla?

“A parte i fedeli della penisola iberica e tanti italiani, a Fatima non vanno moltitudini come negli altri due santuari. Ma uno specifico c’è anche lì, perché Fatima è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne, uno spartiacque con la dimensione apocalittica delle stesse, da intendersi come indicazione per i tempi futuri, per la fede a rischio, per questa mania di autodistruzione. Ecco, Fatima è un richiamo forte all’umanità dei pericoli che corre. E poi, la conversione e la penitenza: la Madonna indicò, soprattutto ai due primi pastorelli, la sofferenza che serve per aiutare qualcuno, e non solo per se stessi”.

Nel suo libro fa una certosina disamina dei rapporti tra nove Papi e Fatima. Andando agli ultimi, si ha l’impressione di un Paolo VI piuttosto freddo: dalla mancata consacrazione alla Russia al secco ‘no’ a suor Lucia che desiderava incontrarlo. E’ così?

“La mia sensazione è quello di un Papa vissuto in un’epoca particolare: c’era tanta speranza per il futuro e forse anche la Chiesa era permeata da quel momento, e magari venne sottovalutata la forza del messaggio di Maria che viene a prenderci per mano. Poi arrivò la crisi della fede a metà degli anni ’70, il famoso fumo di Satana, che pure Paolo VI affrontò. Ma forse era tardi per dare una determinata svolta a quel pontificato”.

Giovanni Paolo I, invece, nei suoi 33 giorni di pontificato, ma anche prima da cardinale, ebbe rapporti particolari con Fatima. E, anche dalle pagine di questo libro, traspare l’impressione che Luciani sapesse qualcosa in più di quel terzo segreto e ne avesse anche un po’ paura…

“Pensiamo a quanto suor Lucia, e non lo sappiamo fino in fondo, abbia dovuto sopportare, oppure no, il silenzio impostole dalle gerarchie. Lo ha fatto sempre per obbedienza, molto bene. Certo, Luciani uscì turbato dai colloqui con la suora, però cosa si siamo detti, non lo sappiamo. Ecco, come giornalisti, anche quando scriviamo libri, mettiamo tutto in fila. E’ questo che dobbiamo fare”.

E arriviamo a Giovanni Paolo II, all’attentato in piazza San Pietro e allo scampato pericolo che lui stesso ricollegò a Fatima. Su questo, è stato detto tutto?

“Ricordiamo anzitutto che Wojtyla fu sempre molto devoto a Maria. Arrivò perfino a promettere un pellegrinaggio ogni qualvolta un giovane fosse entrato in seminario a Cracovia. Vedeva in Maria davvero una mamma spirituale ma anche materiale, forse per il fatto di aver perduto la sua mamma quando era piccolo. Sul resto, c’è da dire che di un Papa ferito si parla, prima ancora di Fatima, nell’apparizione a La Salette. E poi nella visione a don Giovanni Bosco: colpito, cade, si rimette in piedi e viene colpito di nuovo. Insomma, c’è l’idea che Fatima non sia direttamente collegata all’attentato di Ali Agca. E che il Papa sia ancora dentro quella sorta di “mirino” evocato nel terzo segreto”.

Non a caso, ed è questa una delle altre particolarità del libro di Saverio Gaeta, il paragrafo relativo già nel titolo lascia spazio a un interrogativo reale. E non di poco conto: “Papa Wojtyla ha adempiuto tutto?”

 

Igor Traboni