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martedì 24 aprile 2018

Libri

20/07/2014 08:50

“I grilli parlanti” conquistano il web

Al Giornale d’Italia parla lo scrittore emergente Andrea Ferazzoli salito in poche settimane in testa alle classifiche di vendite online

“I grilli parlanti” conquistano il web

Un viaggio emozionale volto al superamento dei dogmi relazionali imposti. Si delinea un'indagine introspettiva di due persone, e delle loro quotidianità obbligate, costrette a loro stesse. All'ombra (ed al sole) di una primavera veneziana divengono, infatti, le storie di Guido e Marzia”.

 

 

 

Guido e Marzia e il risveglio della coscienza, chi è il vero protagonista della storia?

Chiunque abbia il coraggio di “specchiarsi”, ognuno di noi è protagonista assoluto di questo romanzo; Marzia, Guido, io, lei, i lettori. In effetti sono tre gli elementi ricorrenti nel romanzo: lo specchio, l’acqua ed il cristallo e cioè, fuor di metafora, il coraggio, la trasparenza e la fragilità di sogni confezionati. Chiunque abbia la curiosità di permearli e scomporli diverrà il personaggio. Anzi, la Persona.

Nella prefazione de “I grilli parlanti” si spiega che il libro non ha nulla di autobiografico, eppure,  alcune sfumature dei due protagonisti principali sono così intime da far pensare il  contrario. Cosa le ha ispirato la trama di questo romanzo?

Pur essendo un uomo molto socievole ed ironico sono altresì saldamente riservato ed in effetti di autobiografico non c’è nulla nelle descrizioni prettamente figurative, logistiche e relazionali dei protagonisti ma negli ultimi anni della mia vita ho “scavato” molto nella mia coscienza e tutti i punti di vista conseguiti sulle cose, finora ovviamente, li ho riversati sui personaggi del libro. Il mio è lo sguardo della “telecamera che riprende il fatto” e tutto l’inchiostro che scorre tra le righe del testo è permeato dai miei pensieri, dai miei punti di vista, dalle mie riflessioni, dalle mie paure e dai miei profondi dubbi. Ho dato immagini, corpi, sentimenti ed emozioni fantasiosi ed inventati alla mia stessa coscienza.

Perché ha scelto di ambientare i fatti proprio a Venezia?

Perché la conosco bene. Una città della quale riportare gli odori, i profumi, il vento, il movimento, la storia. Ed inoltre una città elegante, intrisa di arte, cultura, musica e ornamenti. Insomma, la bellezza, la raffinatezza e la grazia dei personaggi principali non potevano che sposarsi alla bellezza raffinata di una città unica. Come dire che il palcoscenico si prestava alle maschere.

Tra le righe si alternano spunti filosofici a ritratti e scene piuttosto materialiste. Come è riuscito a creare questo equilibrio?

Nel libro si transita da descrizioni profondamente emozionanti - ed anche da qualche poetico e sublime contesto erotico contestualizzato - a scene più leggere ed ironiche. Non ho voluto, sin dall’inizio, che il romanzo seguisse uno stile uniforme. L’equilibro, cui lei accenna, non è nella descrizione degli eventi ma nel punto di vista di chi osserva e di conseguenza lo si avverte nella lettura. Io ritengo, infatti, che oltre ogni geometria emozionale imposta ci si possa concedere anche l’imprevisto, l’errore, la leggerezza e la perplessità quali elementi dell’ “Intero”. Ecco allora che tutto diviene coesistenza armoniosa nel momento in cui si ammette e si comprende che alla poesia possa contrapporsi la superficialità, al dolore le risa strillate, alla filosofia la leggerezza di personaggi frivoli.

 

Alla sua opera prima qual è il rischio che vuole assolutamente evitare nel percorso di ricezione della sua opera?

La distorsione dei contenuti. Nel romanzo non c’è un messaggio, una rappresentazione esclusiva né, tanto meno, una morale. E’ come salire su un treno da cui ciascuno possa osservare le immagini che vuole e scendere come e quando vuole. Il mio treno non ha una destinazione certa; mi piacerebbe che ciascuno scegliesse la sua meta e, viceversa, vorrei si evitasse un’interpretazione restrittiva e circoscritta della vicenda narrata. Non c’è un inizio, non c’è una fine. Ci sono vita, aria, profumi e vento nel mio romanzo. Una sorta di canovaccio da far proprio. Un momento di transito che non giunge e non conduce ma che accompagna.

Quanto è stato difficile, se lo è stato, portare alla pubblicazione il suo manoscritto?

In realtà ho lavorato al progetto come un artigiano, con la puntualità di un calzolaio o di un fabbro. Inizialmente ho curato tutto il progetto da solo: il mio quadro in copertina, gli aspetti legali, i depositi, i diritti di autore, i siti. Ho pubblicato in autonomia nel mese di maggio di questo anno e, con assegnazione di un codice ISBN, ho avuto la possibilità di distribuire nei circuiti LaFeltrinelli. Una sera poi, passeggiando per il cuore di Padova, mi hanno segnalato la sede legale della mia attuale casa editrice “Il Torchio” a cui ho mandato una mail il giorno seguente. A distanza di 15 giorni abbiamo firmato il contratto tanto è piaciuto loro il progetto. Quindi non ho mai avvertito il peso della difficoltà di pubblicazione considerando che siamo a luglio.

Dopo vari travagli interiori c’è un momento in cui i due protagonisti si incontrano di nuovo: è quello della nuova scoperta di sé, ma non dell’altro. Alla fine è il destino a scegliere sia per Marzia che per Guido. Una conclusione già annunciata o un rassegnato procedere verso la conclusione più ovvia?

Non credo al destino che, come gli oroscopi che cito nel romanzo, considero una rinuncia  per la quale si è rassegnati a vivere. Credo che la poesia della narrazione mi abbia condotto ad un finale, con un piccolo ma significativo imprevisto, che fosse quello più ovvio ma proprio per questo, forse, più toccante, teatrale e dignitoso. Non volevo certo impegnarmi a far colpo su qualcuno o conquistare la suspence di qualche lettore quanto piuttosto accompagnare Guido e Marzia con estrema dignità, silenzio e comprensione. Perché anche io li ho osservati soffrire. E sono rimasto in disparte. Senza far rumore.

Dopo “I Grilli parlanti” hai intenzione di cimentarti con un’altra opera letteraria?

Scrivere per me è creatività, libertà, possibilità. Scriverò ancora certo, ma lo farò senza l’affanno di un impegno preso e il soddisfacimento di aspettative altrui. Perché non voglio essere un uomo distratto dalla velocità, “quelle velocità accompagnate .. da nessuna meta”.

Francesca Ceccarelli