Cerca nel sito:

venerdì 27 aprile 2018

Attualità

16/04/2018 10:19

Tempo pazzo, milioni di euro di danni nei campi

Grandine sul grano, vento a distruggere le serre, ulivi rovinati: da Nord a Sud agricoltura in ginocchio

Tempo pazzo, milioni di euro di danni nei campi

Dalle serre spazzate via dal forte vento al grano distrutto dalla grandine, fino alle frane, ammontano a milioni di euro i danni causati nei campi dall'ultima ondata di maltempo che colpisce a macchia di leopardo lungo la Penisola, mentre la pioggia continua a impedire le semine mettendo a rischio le colture estive. Lo afferma la Coldiretti sulla base di un monitoraggio sul territorio degli effetti delle precipitazioni che stanno colpendo le campagne da Nord a Sud. In Sicilia le raffiche di vento hanno distrutto molte serre per la produzione di ortaggi nell'area del ragusano e a Gela. 

Ma la situazione e' grave anche in Lombardia a causa delle frane che hanno colpito la Valchiavenna e della grandine che si e' abbattuta sul Pavese danneggiando almeno il 20% delle coltivazioni di orzo, frumento e foraggi come erba medica e loietto. Nell'attuale fase stagionale con le piante in piena fioritura e le primizie in campo, la grandine- prosegue Coldiretti - è l'evento più temuto dagli imprenditori agricoli per la perdita dell'intero raccolto dopo in anno di lavoro. L'andamento anomalo di questa primavera conferma i cambiamenti climatici in atto che nei campi si manifestano proprio con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali. Il maltempo e' tornato ad abbattersi sull'Italia dopo un mese di marzo con straordinarie piogge e neve che ha fatto registrare la caduta del 74% di acqua in piu' rispetto alla media storica, secondo una analisi della Coldiretti , sulla base dei dati Isac Cnr.

Il clima impazzito del 2018- conclude Coldiretti- ha spaccato la corteccia, bruciato le gemme e spogliato dalle foglie almeno 25 milioni di piante di ulivo dalla Puglia all'Umbria, dall'Abruzzo sino al Lazio con danni che, a seconda delle regioni, incideranno tra il 15% e il 60% della prossima produzione.