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venerdì 24 novembre 2017

Cronache italiane

14/11/2017 08:42

Omicidio Mollicone, svolta vicina

Sedici anni dopo, verità a un passo per l'omicidio della giovane. Ma anche sullo strano suicidio di un carabiniere...

Omicidio Mollicone, svolta vicina

 

Si avvicina ad una svolta, per certi versi clamorosa ma non del tutto inattesa, l’inchiesta sull’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne trovata morta in un boschetto nei pressi di Arce, in provincia di Frosinone, nel giugno del 2001. La nuova perizia medico-legale, disposta dalla Procura di Cassino dopo che la famiglia di Serena si è sempre opposta con forza all’archiviazione, ha infatti accertato che Serena il 1° giugno del 2001 sarebbe stata prima picchiata con violenza, poi soffocata con un sacchetto di plastica e quindi abbandonata in quel boschetto dove venne trovata due giorni dopo, in località Anitrella, lungo la strada che porta a Sora, dove la 18enne quel giorno avrebbe dovuto recarsi da un dentista ma dove non arrivò mai.

Ma la novità è soprattutto un’altra: i periti hanno infatti stabilito soprattutto che le lesioni al capo della giovare sarebbero del tutto compatibili con l’urto su una porta, già sequestrata in un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce.

Ed ecco che al centro dell’inchiesta torna dunque questa pista, battuta nelle fasi iniziali – quando la stessa venne affidata alla squadra mobile di Frosinone – e poi abbandonata e mai chiarita del tutto: la povera Serena il giorno della sua scomparsa, il 1° giugno del 2001, si recò proprio nella caserma, come peraltro documentato da diversi testimoni, per denunciare un giro di droga che coinvolgeva soprattutto alcuni suoi amici in qualità di consumatori e diversi latri giovani del paese come spacciatori. E tra questi ultimi, secondo Serena, c’era anche il figlio del maresciallo Franco Mottola, che allora comandava la piccola stazione dei carabinieri di Arce.

Quel ragazzo, suo padre (ora in pensione, dopo essere stato trasferito da Arce sul litorale romano e comunque mai sospeso dal servizio) e la madre già da tempo sono indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere. I tre si sono sempre sottoposti a tutti gli esami richiesti, compreso quello del dna, e l’ex maresciallo  di Arce a suo tempo riferito che le piccole lesioni e sulla porta del suo alloggio in caserma – quelle vicine allo stipite e che sarebbero per l’appunto compatibili con le ferite al cranio di Serena - le procurò lui stesso, sferrandovi un pugno in un momento di rabbia.

Guglielmo Mollicone, il papà di Serena che da quel giorno si batte per trovare la verità e che a suo tempo subì perfino l’onta di essere accompagnato in caserma proprio nel giorno del funerale della sua figlia secondogenita, in queste ore sta ripetendo una ricostruzione che troverebbe conferma nelle ulteriori indagini dell’inchiesta: Serena quel maledetto giorno andò in caserma per la denuncia, per raccontare quello che stava accadendo ad Arce, divenuta una sorta di capitale della droga in Ciociaria; ma nessuno raccolse la sua deposizione e Serena venne portata al piano di sopra, nell’appartamento di servizio dell’ex comandante, quello con la famosa porta al centro dell’inchiesta. Fu qui che venne picchiata, poi legata con fil di ferro e portata nel boschetto, dove venne ulteriormente “incaprettata” come per simulare chissà quale omicidio? Sarà la fase successiva dell’inchiesta a stabilirlo, ora che i riscontri sono altri e che finalmente si sta seguendo un metodo investigativo e scientifico, dopo che dopo per tanti, troppi anni sono state seguite diverse piste, tutte abbastanza inconcludenti e con un andirivieni di incarichi agli investigatori.

Che la svolta sia ad un pass ne è convinto anche Guglielmo Mollicone, maestro in pensione che continua a trascorrere le sue giornate nel negozio di cartoleria che gestisce ad Arce: “Serena è morta per i suoi ideali. Era gracile e minuta ma aveva un carattere molto forte. Sabato prossimo, 18 novembre, avrebbe compiuto 35 anni. Come ogni anno, ricorderò il suo compleanno facendo celebrare una Messa in suffragio, e mai come ora sono convinto che siamo vicini alla verità. Anche se avrei voluto festeggiare con lei, con i miei nipotini, con la famiglia che si sarebbe costruita. La perizia non l’ho letta e non credo che lo farò. Mi hanno detto che contiene dei passaggi molto forti sulla violenza usata contro Serena, che avrebbe sofferto molto prima di morire>.

Dall’inchiesta potrebbe anche riemergere il particolare sulla morte di Santino Tuzi, carabiniere trovato cadavere nell’aprile del 2008 nella sua auto sempre nelle campagne di Arce. Uno strano suicidio, perché Tuzi non avrebbe avuto alcun motivo per togliersi la vita, perché non lasciò niente di scritto per motivare quel gesto. Perché il brigadiere Santino Tuzi quel 1° giugno del 2001, quando Serena andò dai carabinieri per la denuncia, era in servizio e Serena la vice. E con Serena parlò.

 

 

 

 

 

Igor Traboni