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domenica 22 ottobre 2017

succede in italia

12/08/2017 21:42

Senza elettricità per più di due giorni: azienda in ginocchio

Il maltempo che si è abbattuto sul nord Italia ha interrotto l’utenza in un allevamento di trote a Rivoli di Osoppo (Udine)

Senza elettricità per più di due giorni: azienda in ginocchio
Il gestore Flavio Ceneda: 'Ho perso oltre 20mila euro. Sono stato costretto a lasciare i pesci a digiuno'

 

OC. Il disservizio
TIT. Senza elettricità per più di due giorni: azienda in ginocchio
SOM. Il gestore Flavio Ceneda: “Ho perso oltre 20mila euro. Sono stato costretto a lasciare i pesci a digiuno”
Più di due giorni senza elettricità. Un disservizio che peserebbe su qualsiasi famiglia. E che pesa ancor di più se ad essere danneggiata è un’azienda che deve fare i conti ogni ora con la produzione. 
È successo a Rivoli di Osoppo (Udine), in un allevamento di trote.  Il maltempo che si è abbattuto sul nord Italia negli scorsi giorni ha interrotto l’utenza, in seguito alla caduta di un albero sui cavi della tensione. A raccontare al nostro giornale quanto accaduto è proprio il gestore dell’allevamento Flavio Ceneda. “Il guasto è avvenuto giovedì pomeriggio, verso le 17.30” racconta.
Immediato il sollecito all’Enel, ma i ripetuti richiami sono più volte caduti nel vuoto. “Ho chiamato 24 volte il servizio guasti segnalando il problema, li contattavo ogni 2-3 ore – spiega – Ogni volta mi chiedevano sempre le stesse cose: dovevo lasciare nominativo, la zona e il numero di telefono”.
Oltre al danno, la beffa. “Ieri mattina mi hanno detto che la cabina risultava servita” spiega, aggiungendo: “Tutti qui in zona avevano la corrente, noi eravamo l’unica linea senza”.
Per mandare avanti l’allevamento il gestore si è affidato al generatore. Una situazione di emergenza che, in quanto tale, dovrebbe durare il meno possibile. “Siamo attrezzati per l’emergenza – dice – ma un conto sono 12 ore, o 15”.
Non è questo il caso. Ci sono voluti oltre due giorni, con continui solleciti. “È questa la mano che danno alle produzioni? Tutti si riempiono la bocca con belle parole, parlando di incentivi e aiuti alle aziende. E invece la realtà è un’altra. Io chiedevo solamente che venisse qualcuno a fare un sopralluogo. Chiedevo di parlare con qualcuno per risolvere la situazione”. 
Anche perché, come spiega, il danno è grosso. “Per non rischiare ho lasciato i pesci a digiuno per fargli consumare meno ossigeno. Non ho distribuito 80 quintali di mangime. Il che significa 60 quintali di carne non prodotta. I pesci sono calati anche di peso. In questi giorni ho perso 18-20mila euro. A cui si aggiungono le spese per il generatore: in due giorni sono 4mila litri di gasolio. In totale quindi il disservizio mi è costato 25-30mila euro. Con quei soldi potevo pagare i dipendenti, che ovviamente hanno continuato ad operare e devono essere pagati”.
“Io pago 20mila euro a bolletta. Noi la bolletta la paghiamo regolarmente”, dice rimarcando quel che è successo: “l’emergenza può capitare, ma come è stata gestita la situazione non mi è piaciuto”. 
Finalmente proprio stasera dall’Enel hanno assicurato che stanno intervenendo per ripristinare la linea. “Sono stato chiamato dall’Enel proprio stasera e mi  hanno chiesto se il problema c’è ancora. Ma come è possibile che non sappiano che il problema non è stato risolto? Che fine hanno fatto i miei continui richiami?” si chiede Flavio Ceneda spiegando inoltre come lui in questi due giorni ha mobilitato chiunque. “Ho chiamato sindaco, carabinieri, protezione civile e anche la prefettura, parlando con un funzionario che era reperibile”.
Poi finalmente la situazione si è sbloccata. “Stanno intervenendo. Entro stasera il problema mi hanno assicurato che sarà risolto” dice. “Dall’Enel mi hanno detto che avevano 150mila utenze da ripristinare, e che si stava procedendo”. 
Inevitabile una riflessione più ampia sulla prevenzione, quella prevenzione che troppo spesso manca e che permetterebbe di evitare situazioni del genere. “Io come azienda devo fare prevenzione – dice – sono soggetto a continui controlli. Come è possibile che la regola della prevenzione valga solo per taluni? Perché io devo essere ligio al mio dovere e altri no? Perché vicino ai cavi ci sono alberi che con il maltempo possono crollare? C’è l’incuria delle linee, ci sono pioppi più alti dei pali – rimarca - Perché non si tiene una distanza di sicurezza che permetterebbe, anche in caso di cadute di alberi, di salvare la linea?” si chiede. 
Uno sfogo inevitabile dopo due giorni di rabbia. “È anni che curo i pesci, sapete cosa significa vederli morire? Ci si sente impotenti” conclude ricordando come il disservizio si sarebbe potuto trasformare in tragedia. 
Barbara Fruch
Più di due giorni senza elettricità. Un disservizio che peserebbe su qualsiasi famiglia. E che pesa ancor di più se ad essere danneggiata è un’azienda che deve fare i conti ogni ora con la produzione. È successo a Rivoli di Osoppo (Udine), in un allevamento di trote. Il maltempo che si è abbattuto sul nord Italia negli scorsi giorni ha interrotto l’utenza, in seguito alla caduta di un albero sui cavi della tensione. 

 

A raccontare al nostro giornale quanto accaduto è proprio il gestore dell’allevamento Flavio Ceneda. “Il guasto è avvenuto giovedì pomeriggio, verso le 17.30” racconta.

Immediato il sollecito all’Enel, ma i ripetuti richiami sono più volte caduti nel vuoto. “Ho chiamato 24 volte il servizio guasti segnalando il problema, li contattavo ogni 2-3 ore – spiega – Ogni volta mi chiedevano sempre le stesse cose: dovevo lasciare nominativo, la zona e il numero di telefono”.

Oltre al danno, la beffa. “Ieri mattina mi hanno detto che la cabina risultava servita” spiega, aggiungendo: “Tutti qui in zona avevano la corrente, noi eravamo l’unica linea senza”.

Per mandare avanti l’allevamento il gestore si è affidato al generatore. Una situazione di emergenza che, in quanto tale, dovrebbe durare il meno possibile. “Siamo attrezzati per l’emergenza – dice – ma un conto sono 12 ore, o 15”.

Non è questo il caso. Ci sono voluti oltre due giorni, con continui solleciti. “È questa la mano che danno alle produzioni? Tutti si riempiono la bocca con belle parole, parlando di incentivi e aiuti alle aziende. E invece la realtà è un’altra. Io chiedevo solamente che venisse qualcuno a fare un sopralluogo. Chiedevo di parlare con qualcuno per risolvere la situazione”. 

Anche perché, come spiega, il danno è grosso. “Per non rischiare ho lasciato i pesci a digiuno per fargli consumare meno ossigeno. Non ho distribuito 80 quintali di mangime. Il che significa 60 quintali di carne non prodotta. I pesci sono calati anche di peso. In questi giorni ho perso 18-20mila euro. A cui si aggiungono le spese per il generatore: in due giorni sono 4mila litri di gasolio. In totale quindi il disservizio mi è costato 25-30mila euro. Con quei soldi potevo pagare i dipendenti, che ovviamente hanno continuato ad operare e devono essere pagati”.

“Io pago 20mila euro a bolletta. Noi la bolletta la paghiamo regolarmente”, dice rimarcando quel che è successo: “l’emergenza può capitare, ma come è stata gestita la situazione non mi è piaciuto”. 

Finalmente proprio stasera dall’Enel hanno assicurato che stanno intervenendo per ripristinare la linea. “Sono stato chiamato dall’Enel proprio stasera e mi  hanno chiesto se il problema c’è ancora. Ma come è possibile che non sappiano che il problema non è stato risolto? Che fine hanno fatto i miei continui richiami?” si chiede Flavio Ceneda spiegando inoltre come lui in questi due giorni ha mobilitato chiunque. “Ho chiamato sindaco, carabinieri, protezione civile e anche la prefettura, parlando con un funzionario che era reperibile”.

Poi finalmente la situazione si è sbloccata. “Stanno intervenendo. Entro stasera il problema mi hanno assicurato che sarà risolto” dice. “Dall’Enel mi hanno detto che avevano 150mila utenze da ripristinare, e che si stava procedendo”. 

Inevitabile una riflessione più ampia sulla prevenzione, quella prevenzione che troppo spesso manca e che permetterebbe di evitare situazioni del genere. “Io come azienda devo fare prevenzione – dice – sono soggetto a continui controlli. Come è possibile che la regola della prevenzione valga solo per taluni? Perché io devo essere ligio al mio dovere e altri no? Perché vicino ai cavi ci sono alberi che con il maltempo possono crollare? C’è l’incuria delle linee, ci sono pioppi più alti dei pali – rimarca - Perché non si tiene una distanza di sicurezza che permetterebbe, anche in caso di cadute di alberi, di salvare la linea?” si chiede. 

Uno sfogo inevitabile dopo due giorni di rabbia. “È anni che curo i pesci, sapete cosa significa vederli morire? Ci si sente impotenti” conclude ricordando come il disservizio si sarebbe potuto trasformare in tragedia. 

Barbara Fruch