Cerca nel sito:

venerdì 26 maggio 2017

il caso

19/05/2017 12:23

Uccise il ladro: a processo

Un 31enne di Brescia rinviato a giudizio per omicidio volontario. Il colpo gli partì dal fucile durante una colluttazione

Uccise il ladro: a processo

Una vicenda che torna ad infiammare il dibattito sulla legittima difesa

Ci risiamo. E per lui è inutile guardare l’ora, o sbirciare dalla finestra se il sole è già tramontato. Comincia la lunga notte da imputato, che senza alba alcuna ha scacciato via quella notte di paura per il proprio domicilio violato. Mirko Franzoni, 31 anni, sarà processato dal tribunale di Brescia per omicidio volontario. La decisione è del gup che ha rinviato a giudizio Franzoni che a dicembre 2013 uccise un ladro che era entrato in casa del fratello.

L’episodio che rischia di segnare la sua vita di uomo libero avvenne dopo un inseguimento per le vie di Serle, paese Bresciano della Valle Sabbia dove vivono i Franzoni. Il tentativo di furto era avvenuto poco dopo le 22 del 14 dicembre 2013. Uno sconosciuto, sorpreso a rubare dai proprietari di casa, appena rientrati nella loro abitazione, aveva cercato di scappare per le vie del paese nel Bresciano. Il ladro, l'albanese 26enne Eduard Ndoj, venne ucciso da un colpo di fucile. Una volta raggiunto il fuggiasco, ci sarebbe stato un corpo a corpo e sarebbe poi partito un colpo di fucile che è stato fatale per Ndoj. Franzoni ha sempre spiegato che non voleva uccidere e che il colpo era partito accidentalmente. Era già rimasto in carcere cinque giorni, poi venne scarcerato per assenza di gravi indizi di colpevolezza. L'autopsia sul corpo della vittima confermò che il colpo era stato esploso da posizione ravvicinata raggiungendo il ladro tra il petto e la spalla.

Il processo inizierà il 13 settembre. Facile prevedere che nel frattempo la norma sulla legittima difesa farà fatica a decollare, fermo restando che non inciderebbe sulla posizione processuale. Ma anche questa vicenda dimostra che un intervento legislativo serve. Ed è urgente, in un Paese che vede sempre più inferriate sorgere alle finestre dei suoi abitanti. Costretti a vivere come in carcere dentro casa propria. O, all’occorrenza, a finirci, in una cella vera, per non essere torturato, non finire in balia di rapinatori senza scrupoli, capaci di tenere in ostaggio anche anziani, donne e bambini. Mentre i parlamentari di questa infelice legislatura discettano di fasce orarie protette per i malviventi che seminano la paura tra città e province.