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mercoledì 23 agosto 2017

Primo Piano

21/04/2017 07:21

“L’uso scorretto del cellulare provoca il cancro”

Storica sentenza del Tribunale di Ivrea

“L’uso scorretto del cellulare provoca il cancro”

Inail condannata a pagare dipendente di Telecom colpito da neurinoma dopo aver utilizzato troppo il telefonino durante il lavoro

 

“L’uso scorretto del cellulare provoca il cancro”. E’ una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza e a creare precedenti, quella pronunciata dal Tribunale di Ivrea. Che ha condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di Telecom, Roberto Romeo, cui è stato diagnosticato un tumore al cervello dopo che per 15 anni ha usato il telefonino per più di tre ore al giorno senza precauzioni. 

Il giudice del lavoro Luca Fadda ha riconosciuto che il neurinoma, benigno ma invalidante, è stato causato dal troppo utilizzo dello smartphone. Grande soddisfazione quella espressa dagli avvocati Renato Ambrosio e Stafano Bertone, legali dell’operatore. “E’ la prima volta – sottolineano – che un tribunale esprime un verdetto di questo tipo. Speriamo che questa sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c’è ancora. Come studio legale, abbiamo aperto il sito www.neuroni.info, dove gli utenti possono trovare anche consigli sull’utilizzo corretto del telefonino”.

Eppure l’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del cellulare era già stato riconosciuto nel 2011 dalla IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b. Non solo. Anche dalla Corte d’appello di Brescia e dalla Cassazione, seppur con verdetti simili ma non identici a quello attuale. E adesso la speranza è che vengano prese le giuste precauzioni per far sì che accadimenti di questo tipo, gravissimi, non si ripetano più. “Non voglio demonizzare l’uso di questi apparecchi – ha spiegato Romeo dopo la lettura del dispositivo – ma per evitare quello che mi è successo bisogna saperli utilizzare in modo corretto. Inizialmente pensavo di essermi preso un’infezione all’orecchio, ma poi ho capito che la cosa era ben più grave”.

La battaglia di Romeo potrebbe, chissà, approdare presto in Parlamento. Col Senato chiamato ad approfondire un tema che non può più passare sottotraccia ed essere quindi sottovalutato. Urgono chiarezza e freni a quei dispositivi sempre più utilizzati anche dai bambini che, sentenza del tribunale d’Ivrea alla mano, nuociono gravemente alla salute.