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venerdì 15 dicembre 2017

Dall'Italia

28/03/2017 17:27

Treviso, resta incinta e rischia il posto

Mentre nel Paese si registrano sempre meno nascite per le donne è sempre più difficile fare famiglia

Treviso, resta incinta e rischia il posto
La storia di una 25enne che, alla notizia della gravidanza, si è sentita rispondere di cedere l’assegno di maternità alla sostituta oppure di licenziarsi

 

La natalità in Italia risulta in continuo calo. E il problema, è evidente, è anche economico. Lo ha provato sulla sua pelle una  25enne di Treviso che, rimasta incinta, si è sentita rispondere dal datore di lavoro di cedere l’assegno di maternità alla sostituta oppure di licenziarsi. 
La donna, dipendente di una piccola ditta artigiana della Marca, due titolari e due dipendenti, ha un contratto da apprendista da 8-900 euro al mese. Rimasta incinta ha comunicato la notizia al datore di lavoro che in risposta le avrebbe chiesto di ‘devolvere’ il proprio assegno di maternità all’azienda per coprire le spese necessarie a sostituirla perché “comunque anche noi dovremo tirar fuori dei soldi, capisci?”. Al ‘no’ della 25enne, questa la risposta del titolare: “Bene, allora licenziati”.
Un caso che non è isolato, secondo la Cgil di Treviso. “In soli tre mesi - spiega il segretario provinciale della Cgil Nicola Atalmi a ‘Il Gazzettino’- questa è la seconda giovane mamma che si trova a fare i conti con richieste del genere. Oggi purtroppo molti lavoratori accettano i ‘ricatti’ di alcune imprese pur di ottenere un impiego o continuare a lavorare”.
E la situazione si è risolta proprio grazie all’intervento del sindacato, come riporta il Corriere del Veneto. “L’azienda assumerà un sostituto che pagherà mentre la maternità sarà, come da prassi, sostenuta dall’Inps– spiega Atalmi - La cosa che mi ha sorpreso di più è che la lavoratrice non fosse scandalizzata, lo trovava semplicemente strano. Il suo contratto di apprendistato, concluso il periodo di prova, le dava il diritto alla maternità ma lei non lo sapeva. E non è un caso unico. Titolari che avanzano richieste inaudite, non solo nei casi di maternità, e pensano che tutti i ragazzi siano disperati al punto da considerare un’opportunità di lavoro come un favore. Chiedono al dipendente di licenziarsi volontariamente per non sostenere ulteriori spese. La ragazza in questione non sapeva che una donna incinta non può essere licenziata ed è francamente inaccettabile”. 
E il problema, ricorda Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno e imprenditore artigiano, è come per un azienda la maternità è un costo. “Non credo che siano casi diffusi, mi sembra più un caso limite –  spiega al ‘Corriere’ – Però è vero che per la piccola azienda, che si tratti di artigianato o di servizi, una maternità talvolta è un problema, al di là del costo in sé che poi viene recuperato e compensato. Per quei sei mesi, o per l’anno di aspettativa, i più fortunati inseriscono qualcuno che già conosce il mestiere, ma non è facile. Spesso il sostituto va formato e sul più bello, quando ha imparato, deve tornare a casa”. 
La natalità in Italia risulta in continuo calo. E il problema, è evidente, è anche economico. Lo ha provato sulla sua pelle una  25enne di Treviso che, rimasta incinta, si è sentita rispondere dal datore di lavoro di cedere l’assegno di maternità alla sostituta oppure di licenziarsi. 

 

La donna, dipendente di una piccola ditta artigiana della Marca, due titolari e due dipendenti, ha un contratto da apprendista da 8-900 euro al mese. Rimasta incinta ha comunicato la notizia al datore di lavoro che in risposta le avrebbe chiesto di ‘devolvere’ il proprio assegno di maternità all’azienda per coprire le spese necessarie a sostituirla perché “comunque anche noi dovremo tirar fuori dei soldi, capisci?”. Al ‘no’ della 25enne, questa la risposta del titolare: “Bene, allora licenziati”.

Un caso che non è isolato, secondo la Cgil di Treviso. “In soli tre mesi - spiega il segretario provinciale della Cgil Nicola Atalmi a ‘Il Gazzettino’- questa è la seconda giovane mamma che si trova a fare i conti con richieste del genere. Oggi purtroppo molti lavoratori accettano i ‘ricatti’ di alcune imprese pur di ottenere un impiego o continuare a lavorare”.

E la situazione si è risolta proprio grazie all’intervento del sindacato, come riporta il Corriere del Veneto. “L’azienda assumerà un sostituto che pagherà mentre la maternità sarà, come da prassi, sostenuta dall’Inps– spiega Atalmi - La cosa che mi ha sorpreso di più è che la lavoratrice non fosse scandalizzata, lo trovava semplicemente strano. Il suo contratto di apprendistato, concluso il periodo di prova, le dava il diritto alla maternità ma lei non lo sapeva. E non è un caso unico. Titolari che avanzano richieste inaudite, non solo nei casi di maternità, e pensano che tutti i ragazzi siano disperati al punto da considerare un’opportunità di lavoro come un favore. Chiedono al dipendente di licenziarsi volontariamente per non sostenere ulteriori spese. La ragazza in questione non sapeva che una donna incinta non può essere licenziata ed è francamente inaccettabile”. 

E il problema, ricorda Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno e imprenditore artigiano, è come per un azienda la maternità è un costo. “Non credo che siano casi diffusi, mi sembra più un caso limite –  spiega al ‘Corriere’ – Però è vero che per la piccola azienda, che si tratti di artigianato o di servizi, una maternità talvolta è un problema, al di là del costo in sé che poi viene recuperato e compensato. Per quei sei mesi, o per l’anno di aspettativa, i più fortunati inseriscono qualcuno che già conosce il mestiere, ma non è facile. Spesso il sostituto va formato e sul più bello, quando ha imparato, deve tornare a casa”.