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mercoledì 28 giugno 2017

L'indagine

28/01/2017 20:31

Mazzette sulla pelle dei lavoratori

Dall'inchiesta a Modena emerge uno spaccato scioccante dietro ad alcune proteste del comparto delle carni

Mazzette sulla pelle dei lavoratori
Arrestati due esponenti del S.I. Cobas, accusati di estorsione aggravata e continuata nei confronti della famiglia Levoni: 'O pagate o scateniamo gli operai'

 

O paghi o scateniamo ulteriori azioni degli operai. Vittime gli imprenditori. Aguzzini i sindacalisti. 
È uno spaccato scioccante quello che si nasconde dietro ad alcune proteste del comparto della lavorazione delle carni nel Modenese. 
La parte sindacale, invece di difendere i diritti dei lavoratori, li ha “venduti” in cambio di denaro. È emerso in seguito ad un’inchiesta che ha portato all’arresto di due esponenti nazionali di spicco del S.I. Cobas, accusati di estorsione aggravata e continuata nei confronti della famiglia Levoni di Castelnuovo, titolari dell’Alcar Uno. 
In manette, in particolate, è finito il coordinatore nazionale Aldo Milani ed il responsabile di una società di consulenza sindacale, sorpresi dai poliziotti dopo aver intascato 5mila euro, parte della somma richiesta che ammontava a 90mila euro.
Un bel malloppo che avrebbe garantito la pace sociale tra le parti, ovvero tra i dipendenti di una cooperativa (Alba Service) - da tempo in agitazione - e l’azienda. Senza il denaro invece i due sindacalisti avrebbero mosso nuovi picchetti e proteste con l’interruzione dei lavori.
Gli imprenditori però non si sono fatti intimidire e li hanno denunciati. Ad immortalare il passaggio di denaro telecamere nascoste, mentre l’intera indagine, come sottolinea il procuratore capo Lucia Musti, si è avvalsa dell’utilizzo di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali. 
Potrebbe non essere un caso isolato secondo gli inquirenti che ora invitano gli imprenditori a denunciare il fatto se sono stati vittime dello stesso raggiro. 
Ma lo stesso Si Cobas si schiera con il coordinatore nazionale vittima, secondo il sindacato, di una “escalation repressiva senza precedenti”, “si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero!”, scrivono chiamando “le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi”. Chissà. Intanto le uniche vittime sono, guarda caso, i lavoratori.
O paghi o scateniamo ulteriori azioni degli operai. Vittime gli imprenditori. Aguzzini i sindacalisti. 

 

È uno spaccato scioccante quello che si nasconde dietro ad alcune proteste del comparto della lavorazione delle carni nel Modenese. 

La parte sindacale, invece di difendere i diritti dei lavoratori, li ha “venduti” in cambio di denaro. È emerso in seguito ad un’inchiesta che ha portato all’arresto di due esponenti nazionali di spicco del S.I. Cobas, accusati di estorsione aggravata e continuata nei confronti della famiglia Levoni di Castelnuovo, titolari dell’Alcar Uno. In manette, in particolate, è finito il coordinatore nazionale Aldo Milani ed il responsabile di una società di consulenza sindacale, sorpresi dai poliziotti dopo aver intascato 5mila euro, parte della somma richiesta che ammontava a 90mila euro.

Un bel malloppo che avrebbe garantito la pace sociale tra le parti, ovvero tra i dipendenti di una cooperativa (Alba Service) - da tempo in agitazione - e l’azienda. Senza il denaro invece i due sindacalisti avrebbero mosso nuovi picchetti e proteste con l’interruzione dei lavori.

Gli imprenditori però non si sono fatti intimidire e li hanno denunciati. Ad immortalare il passaggio di denaro telecamere nascoste, mentre l’intera indagine, come sottolinea il procuratore capo Lucia Musti, si è avvalsa dell’utilizzo di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali. 

Potrebbe non essere un caso isolato secondo gli inquirenti che ora invitano gli imprenditori a denunciare il fatto se sono stati vittime dello stesso raggiro. 

Ma lo stesso Si Cobas si schiera con il coordinatore nazionale vittima, secondo il sindacato, di una “escalation repressiva senza precedenti”, “si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero!”, scrivono chiamando “le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi”. Chissà. Intanto le uniche vittime sono, guarda caso, i lavoratori.

bf