Cerca nel sito:

sabato 25 marzo 2017

L'operazione

10/01/2017 15:39

Terrorismo: arrestato un "soldato nascosto" dell'Isis a Roma

A casa possedeva anche una bandiera del gruppo del terrore

Terrorismo: arrestato un "soldato nascosto" dell'Isis a Roma
Si tratta di Saber Hmidi, tunisino, reclutava nel carcere di Rebibbia i seguaci per l'organizzazione Ansar al-Sharia. Le minacce ai poliziotti: 'Vi taglio la testa se non mi accontentate'

I "soldati nascosti" sono anche in Italia. La conferma arriva dall'operazione di oggi della polizia che ha portato all'arresto a Roma del tunisino Saber Hmidi, già detenuto nel carcere di Rebibbia per altra causa, considerato appartenente all'organizzazione terroristica Ansar al-Sharia, ritenuta affiliata all'Isis.

L'uomo è descritto come una persona "violenta" nei periodi di reclusione in carcere dove avrebbe urlato anche agli agenti "vi taglio la testa se non mi accontentate". Ma il tunisino, secondo gli inquirenti, aveva le idee molto chiare: "Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani", avrebbe detto ancora in cella. 

Insomma, Hmidi era pronto per arruolarsi e combattere per la Jihad. In carcere, secondo gli inquirenti, avrebbe reclutato dei seguaci. Dalle indagini sarebbe stata riscontrata la sua "particoalre capacità di indottrinamento dei compagni di detenzione". 

Addirittura l'uomo possedeva una bandiera del gruppo terroristico del tutto simile a quelle del califfato dell'Isis, mostrate anche nei video in cui è stata minacciata Roma che sarebbe "l'obiettivo finale" dei terroristi.

Nella bandiera sono presenti delle scritte in arabo nella parte superiore che individua la "Shaada" cioè la professione di fede "non vi è altro Dio oltre Dio"; al centro compare il cd. sigillo di Maometto: "Mohamed è il messaggero di Allah", è il messaggio. Mentre sotto il logo centrale spunta la scritta "Ansar al Shari-a", simbolo dell'organizzazione operativa in Tunisia e Libia.

Durante le perquisizioni della polizia sono stati sequestrati anche 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed arnesi da scasso.

Si allarga quindi l'indagine dell'Antiterrorismo collegata anche ai contatti del killer di Berlino Anis Amri, il tunisino ucciso da un poliziotto a Sesto San Giovanni. In passato il terrorista aveva vissuto per pochi mesi nel 2015 nella frazione di Campoverde nel comune di Aprilia, alle porte di Roma, ospitato da un connazionale.

In questo filone, i fari sono puntati su diverse persone, provenienti tutte dal Nord Africa. In particolare, gli investigatori stanno setacciando le zone di Aprilia e Latina, dove lavorano come braccianti tantissimi musulmani, passando per Ostia e Roma.