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lunedì 29 agosto 2016

Società

01/11/2013 10:48

La lobby gay anche nelle scuole: maestri controllati

A Venezia arriva un tutor per verificare che gli insegnanti parlino del tema anche ai bimbi delle materne

La lobby gay anche nelle scuole: maestri controllati

Insegnamento assistito. Sembra un’esagerazione, ed invece è l’ennesima trovata che la lobby omosessuale ha messo in atto per diffondere, anche tra i più piccoli, un modo di pensare che rischia di tradursi in una discriminazione al contrario.

I bambini vanno educati ed abituati a pensare (o non pensare) in un certo modo fin da piccoli. Ed è a scuola che ricevono, nella fase più importante della loro crescita, l’imprinting che determina il tipo di persone che diventeranno. La scuola diventa dunque uno importante scenario di integrazione e un luogo principe per sconfiggere la tanto sbandierata omofobia. In prima linea su questo tipo di prospettiva sembrano esserci gli istituti materni ed elementari di Venezia, nei quali gli insegnanti saranno affiancati da controllori chiamati a correggere le espressioni ritenute “discriminatorie”.

Tale progetto, organizzato dall’Ufficio scolastico territoriale della città lagunare in collaborazione con la Commissione provinciale delle Pari opportunità, ha lo scopo di “promuovere un’educazione oltre gli stereotipi di genere, acquisendo la capacità di coglierli e saper andare oltre”. Se qualche insegnante vorrà quindi parlare di gay e generi sessuali, potrà farlo soltanto con l’assistenza di un tutor deputato a valutarne le parole onde correggere quelle eventualmente considerate non conformi alla linea di principio antidiscrimintoria.

E non è finita qui. Gli organizzatori del progetto hanno infatti previsto, per i docenti, un percorso formativo articolato in sei incontri durante i quali “i maestri proveranno a liberarsi dei pregiudizi legati all’identità sessuale e a garantire una migliore offerta didattica ai loro studenti”. Con annessa revisione critica dei testi e del materiale didattico usato, fiabe comprese. Che potrebbero essere “fonti pericolose di degenerazioni nella costruzione di relazioni personali”, come anche l’uso di un vocabolario “influenzato dagli stereotipi di genere tipici della nostra cultura”. Tipo la divisione in maschietti e femminucce.

I maestri delle scuole materne ed elementari di Venezia dovranno quindi abituarsi alla presenza, nelle loro aule, di ben due tutor che dovranno sovrintendere alla loro avvenuta “rieducazione” in tema di “identità di genere, ruolo di genere, identità sessuale e orientamento sessuale”. In questo modo, come scrive Gianluca Veneziani su Libero, potranno “formare nuove mentalità e fare un ‘costruttivo’ e ‘critico’ lavaggio del cervello ai loro studenti, spogliandoli degli errati pregiudizi appresi in famiglia”. Il passo successivo potrebbe essere l’obbligo, prima di diventare genitori, di ottenere una sorta di “patente” che certifichi la correttezza nel trattare l’argomento “genere”. Ove per correttezza, ovviamente, si intende la conformità ai dettami del mondo gay. 

cristina di giorgi

Commenti 

1

arcietero

05/11/2013 11:12

Postato da bozzolik

fra un po dovremo vergognarci di essere etero.